Stereotipi di genere nei bambini: notarli è il primo passo

Aggiornamento: 26 ott

Ti racconto dello shock nello scoprire che mio figlio nemmeno duenne già associava il rosa al femminile.



Eravamo ad Amsterdam per un soggiorno di tre settimane; io, mio marito e nostro figlio che a breve avrebbe compiuto due anni.


Per convincere mio figlio a tornare a casa camminando avevo inventato un gioco.


Ti suonan famigliari questi stratagemmi per convincere un duenne a camminare, eh?


Eravamo in una strada-giardino in mezzo a delle case a schiera nel quartiere di Houthaven, dove ogni casa aveva diverse biciclette parcheggiate all’entrata.


D’altronde eravamo ad Amsterdam, una delle città più adatte alla bicicletta al mondo.


Ad ogni bicicletta dicevamo “no” se non era la nostra e così fino alla porta di casa, con la nostra bicicletta.


Hai notato la finezza? Così lasciavo pure che mio figlio si potesse sfogare dicendo quanti più “no” possibile 😉


Mio figlio stava al gioco e ha cominciato a differenziare tra le bici grandi e quelle piccole additando quest’ultime esclamando “bimbo”. Quindi immaginati tutta questa serie di “no”, “bimbo”, “no, “no”, “bimbo”, “bimbo”, ...


… e il mio shock quando lo vedo additare una bicicletta rosa ed esclamare “bimba!”.


Gulp.


Ed ecco che i miei pensieri cominciano a galoppare a briglia sciolta.


Sta imparando solo ora a nominare i colori, e spesso ancora sbaglia, ma sa già che quel colore secondo lo stereotipo corrente è da femmina.


Abbiamo pure cercato di normalizzare l’utilizzo del rosa.


Non ha nemmeno due anni.


Lo abbiamo già inscatolato.


È già inscatolato.


Se va avanti così già me lo vedo: diciottenne a chiedere alla sua ragazza di portargli una birra mentre sta sul divano a guardare la TV.


Ahi!


Sconcertante ed affascinante allo stesso tempo, vero?


Con questa storia voglio farti riflettere su quanto i bambini, fin da piccolissimi, assorbono un’incredibile quantità di informazioni dall’ambiente che li circondano:

  • Da frammenti di discussioni tra adulti

  • Da ciò che vedono

  • Dai libri che guardano

  • Dai negozi che frequentano

  • Da frasi che gli diciamo con leggerezza tipo: «Guarda, un giardiniere che sta tagliando l’erba»...


… quando magari dalla nostra posizione nemmeno si capisce se quello che stiamo vedendo è un uomo, una donna, o magari nemmeno una di queste due cose.


Ed ecco che con una semplice frase stiamo passando ai nostri figli lo stereotipo “giardiniere = lavoro da uomo”.


A chi puoi dare la colpa in questo caso?


Al tuo cervello, che per non soccombere alla mole di informazioni che riceve in ogni istante va di categorizzazioni. Lo fa in automatico, per semplificare; per risparmiare energia e tempo.


Credimi, è un processo molto utile in diverse circostanze.


Ora ti spiego in che senso.

Pensa se attraversando la strada vedessi un oggetto grande e grosso avvicinarsi ed il tuo cervello si fermasse a pensare “che cos’è? Mmm… Potrebbe essere un cavallo? Aspetta, è un cervo? O forse una macchina? Ah no! È un camion, come ho fatto a non accorgermene prima!”.


Ecco. In questo caso diciamo che ci sta che il tuo cervello lavori tirando conclusioni un po’ affrettate 😉


Però devi essere consapevole che in questo modo qualche volta il tuo cervello ti inganna. Il bello è andare a riconoscere quando lo fa. Ad esempio quando vedi un essere umano di tre anni con i capelli lunghi raccolti e il tuo cervello assume che si tratti di…


Visualizzato?


… una bambina.


Il mio invito è quello di approcciare il tema con curiosità. Notare e stupirsi di quante volte tu stesso cadi nelle trappole degli stereotipi a colpi di d’oh!


Accetta la sfida, senza fustigarti quando ti cogli in fallo.

Rendersene conto è il primo enorme passo sulla via della parità di genere. Gli stereotipi che tengono in piedi il sistema vigente sono duri a morire.


Devi riprogrammare il tuo cervello, non è roba da poco. Abbi pazienza.

Io quando mi colgo in flagrante mi sento come se tutta fiera di aver raggiunto la cima di una montagna con tanta fatica, un attimo dopo vedessi qualcun altro scalare la montagna di fianco ancora più difficile con estrema facilità.


Okay, va bene, il sistema corrente è più forte ma sono sulla strada giusta per raggiungerlo e superarlo.

Esserne consapevole ed aggiustare il tiro quando ci puoi è un buon punto di partenza per il tuo viaggio in direzione di un mondo il più biodiverso e sostenibile possibile.


Va bene, mi dirai, e adesso?


Comincia a notarle, queste cose.


Io stessa quella volta della bicicletta rosa non ho saputo reagire con prontezza. Sono stata colpita in silenzio da questo suo commento e ho cominciato a mettermi in dubbio e vedere quale fosse il mio contributo nel passargli certi stereotipi.


Difatti poi, quella volta dellə giardinierə ero un filo più consapevole e ho saputo aggiungere con nonchalance:


«O forse è una giardiniera? Chi lo sa…».


Non è fantastico?


Il notare una certa cosa mi sta permettendo di riprogrammare il mio cervello.


Per concludere, voglio anticipare una tua possibile obiezione:


Sì, okay, ma non mi sembra poi così grave se un bambino di malapena dueanni associa una bicicletta rosa ad una bambina, no?


No.


Viene facile minimizzare la questione “rosa versus blu” ma ti assicuro che è solo la punta di un iceberg particolarmente enorme.


Credimi.


E gioisci con me, perché c’è un vantaggio in tutto questo.


Ora ti racconto quale.


Non puoi cambiare il mondo da oggi a domani.

Partire da queste cose che ti sembrano piccole, ti permetterà di aver davvero successo nell'instaurare nuove abitudini e contribuire al necessario cambiamento culturale.


È facile dire:


Eh ma va beh, che c’entra, non è così che si raggiungerà la parità.


È più difficile, ma doveroso, dire:


Ora mi rimbocco le maniche e comincio a riprogrammare il mio cervello per un mondo migliore.


Un micro passettino alla volta.


Gioisci delle tue minuscole conquiste quotidiane.


È solo da lì che puoi partire.


Sono curiosa di sapere se hai un qualche esempio di stereotipi che i tuoi bambini stanno assorbendo!


Ah, e se hai letto fin qui e l’articolo ti è piaciuto mi aiuteresti molto anche solo cliccando sul cuoricino qui sotto.


Te ne sono grata.


Ciao e alla prossima,










Tra l’altro ho parlato di questi temi anche con Carlotta Cerri sul suo podcast Educare con calma, se vuoi ascoltarlo:









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