Il discorso della sociologa
Kyl Myers al TEDx
di Salt Lake City



Il discorso originale lo trovi sul sito di Kyl Myers, in cui vengono anche citate tutte le fonti.

Fotografia di bambinə che odora dei fiori

Vorrei che ti sintonizzassi con lə te stessə [1] di nove anni.

Ora ti faccio una domanda molto importante.

“Ehi tu, novenne… Cosa vorresti fare da grande?”

Ti ricordi? Si è avverato?

Io a nove anni volevo essere una Spice Girl.

 

Sarei stata la Spice con i capelli ricci a caschetto.

 

Il piano di diventare una Spice Girl non ha funzionato e invece sono diventata una sociologa e nel corso dell’ultimo decennio ho studiato Il tema delle disparità di genere. Ce n’è un sacco.

 

Pensa cosa succederebbe se quando ai bambini chiediamo cosa vogliono fare da grandi, ci rispondessero con le altre possibilità che li attendono:

 

Come sarebbe se i bambini rispondessero:

“Avrò un rischio più alto di prendere un cancro alla pelle”

“Verrò trattato come un genitore meno competente”

“Avrò un rischio più alto di venire incarcerato”

 

Come sarebbe se le bambine rispondessero:

“Potrei lottare con un disturbo alimentare”

“Non avrò molti modelli di riferimento in politica”

“Verrò pagata meno solo perché sono una bambina”

 

Come sarebbe se ə bimbə [2] non conformi per genere rispondessero:

“Verrò probabilmente bullizzatə dai miei pari”

“Potrei venir scacciatə di casa”

“Non mi sentirò al sicuro ad andare in bagno quando sono in pubblico”

 

Queste sono realtà che dovranno affrontare i bambini, perché queste sono le realtà che affrontano gli adulti.

 

Ho tre messaggi per te oggi:

 

Il primo è che gli adulti fanno esperienza di disparità di genere reali e dannose.

 

Il secondo è che queste disparità sono radicate nell’infanzia.

 

Il terzo è che possiamo farci qualcosa.

 

Ci sono disparità di genere in praticamente ogni aspetto della vita adulta: nelle relazioni, a casa, al lavoro, in politica, in chiesa, nella sanità, addirittura alle olimpiadi. Tutte queste disparità nascono dagli stereotipi; dall’idea che ci sia un solo modo di essere donna e un solo modo di essere uomo e che uomini e donne potrebbero anche provenire da pianeti diversi.

 

La ragione per cui gli uomini hanno più probabilità di prendere un cancro alla pelle è perché hanno la pelle più fine delle donne, giusto?

No… in gran parte è perché gli uomini sono socializzati ad avere lavori e hobby “maschili”, come l’edilizia, l'agricoltura e sport che tendono ad essere all’aria aperta, esposti al sole.
Le creme, inclusa quella solare, sono pubblicizzate come un prodotto femminile e sono quindi in conflitto con gli stereotipi legati alla mascolinità. Questi stereotipi valorizzano il rischio, il pericolo e la forza piuttosto che un comportamento prudente. 

Sono gli stessi stereotipi che portano a tassi più bassi di utilizzo delle cinture di sicurezza e del casco tra gli uomini e a tassi più alti di lesioni e decessi dovuti a incidenti. 

Una volta che gli uomini hanno il cancro alla pelle, hanno anche una probabilità più alta di morirne. 

Una pietra miliare della mascolinità è "Non mostrare che hai paura o che stai soffrendo". Prendere un appuntamento medico mostra proprio questo.

 

Le donne in America guadagnano circa 0.79 dollari per ogni dollaro guadagnato dagli uomini. Anche se le donne si laureano di più, ricevono salari iniziali più bassi e hanno una più bassa probabilità di negoziare per un salario più alto, e donne con figli vengono promosse meno di uomini con figli.

Le donne perdono così quasi mezzo milione di dollari nel corso della loro vita.

 

Una pietra miliare della femminilità è “Non mostrare che sei assertiva, sii grata di ciò che ti viene offerto, e stai al tuo posto”. Lavorare con una donna non deve risultare difficile.

 

Gli stereotipi di genere non appaiono magicamente dopo il diploma di scuola superiore. La socializzazione per genere e la vigilanza dei generi [3] comincia molto prima, molto prima della fine dell’asilo.

 

Gli stereotipi di genere si perpetuano nell’infanzia e con l’avvento della tecnologia a ultrasuoni, comincia in utero.

 

Dalla nascita, ai bimbi vengono insegnate le norme sociali e culturali che ci si aspetta da loro in base alla loro anatomia. Ma queste norme sociali e culturali variano nel tempo e in base al luogo.

 

I bambini sono condizionati a prendere più rischi e ad essere competitivi ed atletici. Le bambine sono condizionate a dare più importanza all’apparenza che alle ambizioni e a mettere gli altri al primo posto. Se parliamo di bambini non conformi per genere, le bambine che si allontanano dal binario sono spesso celebrate e le si dice “maschiacci”, mentre i bimbi che si allontanano dal loro binario vengono spesso umiliati e chiamati “femminucce”.

Il binario maschile e quello femminile non sono complementari. 

Piuttosto, sono gerarchici con uomini e bambini che vengono valorizzati e hanno più potere di bambine e donne. 

I bambini imparano presto che ferirsi fa parte dell’essere un bambino: datti una spazzata, non piangere, sii un uomo. E metti giù quella bambola, è per le bambine, ma tra 30 anni assicurati di essere un buon padre.

 

Poco fa dicevo che le donne nel corso della loro vita perdono circa mezzo milione di dollari… questo non include la paghetta persa durante l’infanzia e l’adolescenza. I ragazzi aiutano in casa 45 minuti per ogni ora di aiuto in casa da parte delle ragazze, eppure i ragazzi hanno il 15% di probabilità in più di essere pagati rispetto alle ragazze per il lavoro svolto.

E se alle ragazze vien data la paghetta, ricevono circa 73 centesimi per ogni dollaro ricevuto dai ragazzi. 

Ti suona familiare? Le disparità di genere nell’infanzia crescono e diventano le disparità di genere nella vita adulta.

Stiamo cercando di aggiustare un problema quando è troppo tardi.

 

Ma come potremmo eliminare un problema ancor prima che si presenti?

 

Prima di tutto, dobbiamo porci delle domande.

 

Perché alle persone incinta chiediamo “sarà un bimbo o una bimba?”

 

Perché pensiamo che bambini e bambine abbiano bisogno di cose differenti?

 

Conoscere le fattezze dei genitali di una persona è la base per come la trattiamo?

 

La ragione per cui i genitori devono aspettare fino alla sedicesima settimana per conoscere “cosa” arriverà, è che fino a quel momento i feti sono tutti uguali. 

Nell’utero, tutti iniziano allo stesso modo. 

Attorno alla decima settimana di gravidanza, un feto con un cromosoma sessuale Y, normalmente comincia a produrre testosterone e i suoi genitali si differenzieranno in testicoli e pene anziché in ovaie e vagina.

Circa la metà dei bebè hanno cromosomi sessuali XX e sono etichettati come femmine, circa metà dei bebè hanno i cromosomi XY e sono etichettati come maschi. Altri bebè nascono con delle varianti intersessuali. 

I bimbi nati con tratti interrsex nascono con genitali interni e/o esterni che potrebbero essere diversi da come ci aspetteremmo. Il sesso biologico è uno spettro, non un binario. Maschi e femmine non sono un granché differenti. In realtà, c'è più variazione tra le neonate e tra i neonati che tra i bebè di sesso maschile e quelli di sesso femminile.

 

In uno studio illuminante, i ricercatori hanno messo dei bimbi di 11 mesi su una rampa e li hanno osservati gattonare. Maschi e femmine avevano lo stesso livello di capacità motorie; ciò che hanno visto essere diversa era la valutazione delle mamme delle capacità di gattonamento dei loro bebè. Le mamme di femmine sottostimavano l’abilità delle loro figlie, mentre le madri dei maschi sovrastimavano le capacità dei loro figli. 

 

Le differenze fisiche, emotive e verbali che riscontriamo tra i bambini e le bambine sono in gran parte costruite e rafforzate attraverso gli stereotipi.

 

Cosa succederebbe se avessimo lo stesso approccio che abbiamo nei confronti dei cromosomi sessuali con qualsiasi altro aspetto del DNA, come il colore dei capelli o degli occhi, che non sono davvero così determinanti. Non è che le persone con gli occhi verdi vengono spedite verso carriere completamente diverse rispetto alle persone con gli occhi marroni.

Non ci sono mensole di vestiti diversi per persone bionde o brune.

Non vengono organizzati dei reveal party per scommettere se il feto ha i lobi liberi o attaccati.

 

E se invece di trattare bambini e bambine in maniera estremamente diversa, cercassimo di insegnare loro tratti positivi a tutto tondo come la gentilezza, il senso dell’avventura, la compassione, il pensiero critico, il tempismo comico [4]?

Non è che pensiamo che le persone siano più o meno predisposte a queste qualità in base alla loro altezza.

 

Molti di noi vogliono un mondo senza disparità di genere - ma dobbiamo essere onesti con noi stessi e notare quanto le rinforziamo. Se vogliamo la parità, dobbiamo crearla.

 

Non molto tempo fa, qualcosa dentro di me è cambiato. Letteralmente. Ero incinta; la gravidanza e l’imminente genitorialità mi hanno fatto pensare diversamente al mondo che avevo studiato, al mondo in cui stava per entrare lə miə bambinə. Ho considerato tutte le informazioni che avevo sugli effetti negativi delle disparità di genere e ho capito che l’identità di genere dipendeva da miə figliə, non da me. Non riuscivo a digerire l’idea che miə figliə venisse messo nella scatola delle bambine o dei bambini e spedito per una strada che sapevo poteva risultare vincolante. Mi dicevo: “non sarebbe fantastico se potessimo togliere i nostri bambini dagli stereotipi di genere?”. Più ci pensavo, più quella fantasia diventava una possibilità e poi quella possibilità è diventata realtà.

 

Ora sono la mamma orgogliosa e innamorata di Zoomer Coyote.

 

Mio marito ed io abbiamo deciso di crescere Zoomer gender creative [5]. Non abbiamo assegnato un genere a Zoomer, non riveliamo il suo sesso a meno che non sia necessario e per riferirci a ləi usiamo i pronomi neutri [6]. Come tutti i bebè, Zoomer ha bisogno di nutrimento, di dormire, di vestiti, di amore, attenzione e di un sacco di pannolini!

 

Stiamo dando a Zoomer la libertà e l’incoraggiamento ad esplorare i suoi interessi e alla fine di auto-identificarsi come una bambina o un bambino, o ogni altra etichetta che glə si addica.

Confidiamo nel fatto che Zoomer saprà chi è. Esattamente come ogni persona in questa sala ora sa chi è.

 

Nel frattempo, Zoomer non subisce l’attacco degli stereotipi, delle aspettative sociali o restrizioni in base alla sua anatomia. Zoomer non è trattatə come un bambino o una bambina, è trattatə come un bambinə.

Unə bambinə che merita di non sentire mai parole come “questo non è per bambini” o “questo non è per bambine”. A Zoomer viene insegnato che tutto è per tutti.

 

Ci sono poche regole ferree riguardo al mondo in cui viviamo. I bambini sono creature accoglienti, curiose, che si fidano di noi per rispondere alle loro domande.

Capisci… possiamo dire ai bimbi qualsiasi cosa e loro probabilmente ci crederanno. Il che significa che possiamo insegnargli il mondo che desideriamo per loro. Le disparità di genere non possono esistere se non vengono tramandate.

 

Quindi, la prossima volta che ti approcci a una bambina, rinuncia al complimento riguardo al suo aspetto.

Invece, chiedile qual è stato l’ultimo libro che ha letto, o chiedile qual è il suo pianeta preferito; permettile di correre dei rischi e di sbucciarsi le ginocchia.

 

La prossima volta che interagisci con un bambino, accogli le sue paure, dagli l’opportunità di condividere le sue emozioni e coinvolgilo in attività di cura. Mostragli modelli di riferimento femminili; chiedigli se vorrebbe anche lui pitturarsi le unghie.

 

Possiamo creare un mondo in cui l’individualità sia più importante del conformismo e in cui tutti crescano per essere alla pari.

 

Grazie.

 

 

[1] Non capita spesso che nei miei articoli debba usare la lettera schwa “ə”, che si pronuncia tra una “a” e una “e”.

Io mi impegno ad utilizzare un linguaggio il più ampio possibile senza dover ricorrere a questo trucchetto. Non credo che ci avrai fatto caso, ma i miei articoli sono scritti in maniera che sia un uomo che una donna si possano sentire interpellati, nella maggior parte dei casi anche una persona non binaria. Uno dei pochi casi dove non riesco a fare a meno della schwa è proprio quando devo dire “te stesso*, o “te stessa” appunto. Spesso rinuncia al “stesso”, dicendo per esempio “devi riflettere su di te* anziché” devi riflettere su “te stesso”. In questo caso non ho potuto farne a meno.

[2] gender non-conforming kids sono ə bambinə che o si identificano con il genere diverso da quello assegnato alla nascita o che non si identificano con un genere in particolare, per esempio le persone trangender o non binarie. 

[3] Gender policy, che ho tradotto con vigilanza dei generi, sono tutte quelle azioni che mirano a controllare e/o correggere un comportamento di una persona in base al suo genere. Un esempio potrebbe essere  “ma tu non puoi giocare con le bambole, sei un maschietto”. 

[4] Si sta facendo riferimento al fatto che i comici sono per la maggior parte uomini. Come ogni settore segregato per genere, questo fatto può portare alla falsa credenza che le donne non siano portate per questo genere di cose. 

[5] Da che io so, non esiste un’espressione simile in italiano se non “non conforme al genere”, che però non amo perché implica che ci sia una norma a cui dover confomarsi. Quello che si intende, è un bambino che vive fuori dalle scatole di genere. 

[6] In lingua inglese esistono e sono they, them e their.