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Libri per infanzia

La bambola di Luca

Questo è un albo illustrato davvero carino che racconta di un bambino che desidera e riceve una bambola in regalo, cosa purtroppo non ancora scontata al giorno d’oggi.

Fotografia della copertina del libro "La bambola di Luca"

Autorə: Alicia Acosta, Luis Amavisca, Amélie Graux

Casa editrice: NubeOcho

Prima di entrare nel vivo della recensione ti invito a fare questo esperimento mentale (ma poi facci caso quando ti capiterà di essere in questa situazione).


Entra in un negozio per giocattoli e cerca la sezione con le bambole. Nota i colori dominanti delle confezioni di quei giocattoli. Noti la prevalenza del rosa? Ora allarga lo sguardo, cosa vedi oltre alle bambole? Cucinette, set di trucchi e unicorni? Già, sei finitə nella sezione del negozio pensata per le bambine. 


Purtroppo, la bambola è uno di quei giocattoli super stereotipati per genere che oggi non associamo automaticamente ad un bambino e questo è il motivo per cui un albo illustrato come La bambola di Luca è ancora necessario oggi.


Questo libro per l’infanzia racconta di Luca, un bambino che vorrebbe tanto avere un bambola, proprio come la sua amica Anna. 


I genitori di Luca un giorno gliene regalano una e lui ne è incredibilmente felice.


Mentre Luca gioca alle bambole assieme all’amica Anna, sopraggiunge Eva: 


“Che fai, Luca? Giochi a fare la mamma?” gli chiese.
“No,” rispose lui sorridendo, “gioco al papà.”
“Giusto!” disse Eva, “Posso giocare anche io?”

Arriva poi anche Teo, che senza consenso prende la bambola di Luca e la stringe così forte da farle saltare un occhio.


In generale l’espressività dei visi in questo libro è molto ben rappresentata ma lo è in particolar modo in questa pagina con Luca che piange disperato per la bambola rovinata da Teo. È bello anche come si nominino alcune emozioni, esplicitando ad esempio il senso di colpa di Teo, che sì, si è comportato un po’ da bullo, ma non aveva intenzione di rovinare la bambola nuova di Luca.


Il libro mostra bene come sia Eva che Teo fossero incuriositə dalla nuova bambola di Luca.  Solo che Eva, socializzata come bimba, chiede tranquillamente se può giocare, mentre Teo la strappa perché sente che questo è l’unico modo che ha di approcciarsi alla bambola senza sembrare una femminuccia.


L’unica frase del libro che avrei voluto scrivere diversamente è:


“Non ti preoccupare, le vorremo bene comunque!”

in riferimento alla bambola oramai senza un occhio. 


Mi ricorda un po’ troppo le frasi abiliste tipo “Anche se è in carrozzina, riesce comunque a vivere normalmente!” o omofobe “Ti voglio bene comunque, figlio mio”, rivolte ad un figlio gay.



So che può sembrare una piccolezza, ma preferisco che si possa modellare un linguaggio ampio, pronto ad accogliere ogni diversità, a partire da una bambola senza un occhio. Senza "comunque" e senza “ma”.



Avrei preferito qualcosa come:


“Non ti preoccupare, è la tua bambola e le vorremo sempre bene!”

Non da ultimo, di questo libro mi piace che Anna, la sua bambola e Teo hanno la pelle marrone e danno dunque rappresentazione a quei bambini e bambine che fanno parte di questa categoria razzializata. Altri libri che offrono rappresentazione a bambini e bambine con la pelle marrone sono: La gonna viola di Fede, Nasino, pancino, piedino!, Julián è una sirena, Julián al matrimonio, Luna adora la biblioteca, Ada la scienziata e Elfi al quinto piano.


Se vuoi approfondire il perché sia benefico lasciare che i bambini possano giocare con le bambole, ti consiglio di leggere l’articolo 7 motivi per lasciare che i bambini giochino con le bambole della pedagogista Falcone, che stimo per il suo lavoro.





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