Quali sono le tre qualità necessarie per educare alla parità?

Aggiornamento: 2 nov

In questo articolo ti svelo 10 esercizi pratici per coltivare il rispetto, l’empatia e uno spirito critico nei bambini.



Immaginati questa scena: tua figlia al parco picchia un bimbo e lo fa piangere.

Cosa faresti?


Te lo immaginavi che per educarla al rispetto e all’empatia in quella situazione sarebbe meglio non sgridarla?


Rispetto, empatia e spirito critico sono le tre componenti chiave per educare la tua famiglia alla parità di diritti e opportunità di tutte le persone.


Per crescere persone libere da stereotipi e pregiudizi.


La capacità di concentrarsi su poche cose importanti è la via per il successo.


Per ognuna di queste qualità, ho voluto darti 3-4 esercizi che puoi mettere in pratica già da oggi.


 

Cosa trovi in questo articolo:

 


Per educare alla parità parti da te

Per educare alla parità, puoi anche non concentrarti sulla tua bambina.


Non sto dicendo che devi trascurala, eh!


Sto dicendo che non devi preoccuparti di educare tua figlia alla parità.


Devi preoccuparti di educare te stessə [1]: sradicare i tuoi stereotipi e pregiudizi.

Mettere in dubbio il tuo status quo.


Credimi, è già tanto se riesci a non passarle i tuoi stereotipi e pregiudizi.


Secondo me sapere che puoi concentrarti su di te può aiutarti: per certi versi è più semplice dover insegnare qualcosa a se stessi che ad altre persone.


Se pensi a te, non devi leggere un articolo, tradurlo in parole semplici o adattarlo alla vostra situazione, passare il messaggio alla tua bambina che forse lo assorbirà o forse no.


Invece, leggi l’articolo e metti in pratica quello che hai letto, per te.


Quindi evolvi tu e poi per osmosi tutto il resto evolverà attorno a te.


Magari anche le persone.


Penso a mia mamma, che fino a qualche anno fa non capiva perché facessi tante storie per chiamarmi “ingegnera” e ora usa la schwa [1].


O a mio figlio che quando uso il maschile sovraesteso “i bambini” mi corregge e dice “...o le bambine” 😉


Viviamo in un mondo di relazioni

Tutti questi discorsi non sarebbero necessari se fossi l’unico essere umano sulla Terra.


E invece il nostro è un mondo di relazioni.


La coppia, la famiglia, la società.


Foto di due bambini che camminano mano nella mano lungo una strada sterrata
Viviamo in un mondo di relazioni

Tutti questi discorsi non sarebbero necessari se non fosse che alcuni esseri umani pensano di essere migliori di altri sulla base di:

  • colore o forma del corpo,

  • orientamento sessuale,

  • sesso biologico,

  • una disabilità,

Se razionalmente riusciamo a comprendere che tutte le persone sono valide, che ognuna ha il diritto di autodeterminarsi, spesso nella pratica facciamo fatica.


Ci vien difficile abbracciare il diverso, comprendere l’altra, essere in disaccordo.


Ma allora, qual è la prima caratteristica a cui educarti per educare tua figlia?


Rispetto

Tu parti dal principio che ogni persona, a prescindere, merita rispetto.


Che cos’è il rispetto

La definizione più corta che ho trovato [2] e che rispecchia il messaggio che voglio passare è:


Il rispetto è il riconoscimento dei diritti di qualcuno o di qualcosa

Che diritti?


Beh, se parliamo di una persona, allora parlo del diritto di:

  • essere trattata con dignità

  • non venir discriminata, ovvero trattata diversamente, in base a forma, colore e abilità del corpo, religione, identità di genere, orientamento sessuale, paese di origine, …

  • esprimere le proprie idee anche se diverse dalle tue

  • apparire al mondo come preferisce


Comincia con il rispettarti

Sembra assurdo ma io ti consiglio di cominciare a rispettare te stessə [1] .


Spesso come genitori abbiamo la tendenza a sacrificarci per i figli.


Certo, i bimbi sono delle creature con più bisogni di noi persone adulte.


Quindi ci sta, tanto più che sono piccoli, avere un riguardo particolare per loro.


Ma.


Ci sono dei limiti.


Ad un certo punto il genitore deve essere in grado di mettere i suoi bisogni prima di quelli dei figli.


Ne parlavo in questo articolo sul carico mentale.


Aver riguardo di sé è indispensabile anche per essere il genitore rispettoso che vuoi essere.


Pensiamo che sacrificarci per loro sia un modo di dimostrargli il nostro amore.


Non sono d’accordo.


Un amore più sostenibile è mostrargli che per essere delle belle persone bisogna ascoltare anche i propri bisogni.


Ti faccio un esempio.

L’altro giorno stavamo per fare una passeggiata in famiglia.


Siam partiti tutti entusiasti ma poco dopo nostro figlio cade e si sbuccia il gomito.


L’abbiamo consolato e dopo un po’ gli ho chiesto di rimettersi in cammino.


Non ne voleva più sapere.


Aveva bisogno di più tempo per calmarsi.


Mio marito, impietosito, stava per sacrificarsi proponendo al bimbo di portarlo in spalla.


In che senso sacrificarsi?


Beh, mio marito ha un problema molto doloroso alla spalla e cervicale che peggiora ogni volta che porta nostro figlio.


A meno di situazioni gravi, dovrebbe essere fermo in questo: la mia salute fisica peggiora se ti prendo in spalla.


Punto.


Ho fulminato con lo sguardo per evitare che gli facesse questa proposta e invece ho detto al mio bimbo: “rimaniamo qui finché starai meglio”.


Dopo qualche minuto ha ripreso a camminare e si è fatto tutta la passeggiata sulle sue gambe.

Mettere sempre i tuoi figli davanti ai tuoi bisogni è davvero controproducente sul lungo periodo.


3 pratiche per sviluppare il rispetto

Ti elenco tre pratiche per educare al rispetto.


In questo caso sono pratiche che consiglio proprio a te, genitore.


Mi dirai: ma io voglio una pratica per educare mio figlio!


Educare con l’esempio è la cosa più sensata da fare.


Ho notato che dopo se stessi, spesso è proprio verso i figli che i genitori mancano di rispetto.


È buffo, per questione di decoro, facciamo più fatica a mancare di rispetto agli altri faccia a faccia.


Non è un caso che da dentro una macchina o da dietro uno schermo il rispetto per gli altri cala drasticamente.


Ma con i figli è diverso.


Un po’ perché abbiamo confidenza e un po’ perché pensiamo che tanto sono piccoli e non capiscono.


Non pensi?


Sempre più genitori hanno capito che usare violenza fisica o psicologica sui figli non va bene.


Sempre più mamme e papà hanno lasciato pratiche come la punizione o il ricatto.


Ma ci sono ancora un paio di modi di fare irrispettosi che resistono nel tempo.


Niente bugie

Come genitori spesso per facilitare una vita oggettivamente complessa ricorriamo a dei trucchetti.

  • Se non fai il bravo arriva [riempi con la figura che più si addice al vostro caso: lupo, polizia, …]

  • Se non ti comporti come si deve, non riceverai regali a Natale

  • Dai, se continui a camminare nel bosco forse vediamo un [riempi con la figura che si addice di più al vostro caso: orso, gnomo, …]

  • Se non ti lavi i denti non ti comprerò mai più un gelato! Questa sono io una volta che ero esasperata da un 30 minuti di convincimento di lavaggio denti. È un ricatto ed è falso, perché è ovvio che gli comprerò ancora gelati nella sua vita.

Hai altri esempi? 😅


Mentire è una mancanza di rispetto.


Manipolare il comportamento di un bambino con delle bugie è mancanza di rispetto.


Non sono nemmeno sicura che si possano chiamare “bugie bianche”.


Perché evidentemente abbiamo un vantaggio se le diciamo.


Ma anche le bugie bianche per far star meglio un bambino nel corto termine, per proteggerlo da grandi delusioni, non lo aiutano.


Vedere un bambino soffrire può essere doloroso per un genitore.


Aiutandolo ad affrontare questi sentimenti così forti, gli darai gli strumenti per affrontare la vita a testa alta.


Accogli le sue emozioni

Se tuo figlio cade e si mette a piangere, invece di dire “va tutto bene” o, peggio, “tu sei forte, i maschi non piangono” prova a dire “mi dispiace, deve farti un gran male”.


Se tua figlia si arrabbia e urla invece di dire cose come “non fare l’isterica [3], calmati” prova a dire “vedo che sei molto arrabbiata, posso aiutarti?”


Non interrompere tuo figlio quando parla

Quando i bimbi ci parlano spesso abbiamo la tendenza ad interromperli.

Perché…

  • … andiamo di fretta

  • … capiamo dove vogliono arrivare

  • … sono lenti nel formulare i loro pensieri

Ecco.


Prova a non interromperli più, dagli il tempo di finire la frase.


Non sai quante volte mi sono dovuta mordere la lingua.


Noi persone adulte andiamo di fretta, tra l’altro anche quando non ci sarebbe bisogno, siamo impazienti.


Fai questo sforzo e adattati al ritmo dei tuoi bimbi.


È una forma di rispetto che molte persone adulte non dimostrano nemmeno nel confronto ad altri adulti.


Per ottenere il posto da capa team qualche anno fa ero stata esaminata per vedere se ero una persona idonea al ruolo.


La critica che mi era stata mossa era appunto la mia tendenza a interrompere a causa della mia mente esplosiva ed entusiasta.


Andare di pari passo con i tempi di mio figlio mi sta aiutando a calmarmi e ad ascoltare più attivamente anche i miei colleghi.



Il rispetto, dunque, è la prima caratteristica su cui concentrarsi per educare alla parità.


Qual è l’altra caratteristica su cui lavorare?


Seguimi!


Empatia

Con l’empatia puoi fare un passo oltre nel percorso della tua famiglia verso un mondo più giusto.


Che cos’è l’empatia

L’empatia è la capacità di mettersi nei panni degli altri.


Empatia è trasformare un “mi provoca” rivolto a tuo figlio duenne che ti da sui nervi con un “poverino in questo momento non ce la può proprio fare, devo aiutarlo a stare meglio”.


Empatia è la base per molte altre qualità come:

  • pazienza

  • gentilezza

  • compassione

Essere empatici non è sempre facile e non ci viene bene per esempio quando sentiamo il (pre)giudizio affiorare.


Ti faccio un esempio.

Tempo fa una mia conoscente mi disse che ha smesso di allattare quando il bimbo aveva appena un mese, perché la stava vivendo male e sentiva l’insofferenza verso il figlio crescere.


Ho sicuramente detto una qualche frase di circostanza ma nella mia testa ho giudicato questa persona per molto tempo.


Ma caspita, com’è possibile che vuoi smettere di allattare dopo solo un mese?


Provare insofferenza verso un fagottino di un mese appena?

I miei pensieri erano intrisi di giudizio, non riuscivo proprio a mettermi nei panni della mia interlocutrice.


Foto di persona che allatta con occhiali da sole
Mamma che allatta figlio di 2 settimane. Occhiali per nascondere occhiaie.

Probabilmente erano anche alimentati da tutta una serie di stereotipi che avevo sulla maternità.


Del tipo: l’amore di una mamma per un figlio è così potente da vincere su un mese di notti insonni e ragadi.


Che poi, l’amore non c’entra proprio nulla con il modo di allattare un figlio.


Ora ne sono consapevole.


Specifico che non avevo figli e che anzi ne desideravo uno con tutta me stessa.

Infatti in quel periodo facevo molta fatica ad empatizzare con chi in generale mi raccontava delle difficoltà della genitorialità.


Mi è capitato che me ne parlassero il giorno in cui ho ricevuto l’ennesimo risultato di gravidanza negativo e anziché empatizzare ho pianto per la mia situazione.

Minimizzando così i problemi altrui a causa della mia esperienza personale.


Avrei senz’altro potuto empatizzare con questa persona se avessi cercato attivamente di capire la situazione.


Ponendo una semplice domanda: “Come ti senti?”.


Davvero.


Quando senti il giudizio affiorare la cosa migliore che puoi fare è porre una domanda per capire meglio.


Sospendere il giudizio

Le persone sono come degli iceberg, di cui vedi solo una minima parte.


Foto di persona con figlio davanti a uno schermo con mare e iceberg

Non conosci del tutto

  • i suoi valori,

  • le sue emozioni,

  • il modo in cui è stata cresciuta,

  • eventuali difficoltà che sta passando,

  • ...

Mi viene in mente un aneddoto preso da un libro di S. Covey [4]


Te lo avrei potuto riassumere, ma trovo che merita di essere raccontato per intero.


Traduco liberamente dall’inglese:


Ricordo un mini cambio di prospettiva che ho esperito una domenica mattina su una metro a New York. Le persone erano sedute tranquille - alcune leggevano il giornale, alcune erano perse nei propri pensieri, altre riposavano con gli occhi chiusi. Era una scena calma, quieta. Improvvisamente, un uomo con i suoi bambini entra nel vagone della metro. I bimbi urlavano e facevano così tanto casino che in un istante il clima è cambiato. L’uomo si sedette di fianco a me e chiuse gli occhi, apparentemente noncurante della situazione. I bimbi urlavano, tiravano delle cose, addirittura afferravano i giornali delle persone. Era davvero fastidioso. E, ciononostante, l’uomo seduto di fianco a me non faceva nulla. Era difficile non sentirsi irritati. Non potevo credere che potesse essere così insensibile da lasciare i suoi bambini correre liberi in quel modo, non prendendosi alcuna responsabilità. Era facile vedere che anche le altre persone erano irritate. Così, alla fine, con una pazienza e moderazione a me inusuali, mi girai verso l’uomo e dissi “Signore, i suoi bambini stanno disturbando un sacco di persone. Mi chiedevo se potesse tenerli un po’ più a bada?” L’uomo sollevò lo sguardo come se stesse prendendo coscienza della situazione per la prima volta e disse a bassa voce: “Oh, ha ragione. Immagino che dovrei fare qualcosa. Siamo appena usciti dall’ospedale in cui la loro madre è morta circa un’ora fa. Non so cosa pensare, e immagino che anche loro non sappiano come gestire la situazione”. Puoi immaginare come mi sono sentito in quel momento? La mia prospettiva cambiò. Improvvisamente vedevo le cose differentemente, e siccome le vedevo in maniera diversa, pensavo diversamente, mi sentivo diverso, mi comportavo in maniera diversa. La mia irritazione sparì. Non mi dovevo preoccupare di controllare la mia attitudine e il mio comportamento, il mio cuore era pieno del dolore di quell’uomo. Sentimenti di simpatia e compassione mi pervadevano. “Sua moglie è appena morta? Oh, come mi dispiace. Mi vuole raccontare di più? Posso fare qualcosa per aiutarla?”. Tutto cambiò in un istante.

UAO.


Le persone sono come degli iceberg.


Ricordalo sempre.


3 pratiche per sviluppare l’empatia

Ora ti do 3 esercizi efficaci che puoi praticare in famiglia già a partire da oggi.

Fare un sacco di ipotesi

Ti racconto una situazione che spesso capita da noi:


mio figlio vede delle cartacce a terra e dice “che maleducati”.


Penso l’abbia preso da una storia di una scimmia definita maleducata perché buttava cartacce a terra.


Cosa c’è di male, mi dirai? Ha ragione!


Beh, anche se può aver ragione al 90%, mio figlio in quel momento sta dando un giudizio senza aver nemmeno visto una persona.


Tra l’altro così si abitua anche a dare la colpa “ad altri che non si vedono” e a non prendersi le proprie responsabilità.


Allora di solito io faccio un sacco di ipotesi:

  • Magari è caduta dalla tasca

  • Magari la cartaccia è volata via per sbaglio

  • Magari la persona non è consapevole del male che una cartaccia buttata a terra può fare

  • Magari l’ha punta un ape e dallo spavento ha mollato tutto ed è corsa a casa a medicarsi

A volte lui aggiunge delle ipotesi e così alleniamo la creatività e a dare il beneficio del dubbio.


Funziona bene anche con i libri con tante immagini e poco o niente testo, ne parlavo per esempio nella recensione dei libri delle stagioni.


Vivo meglio non continuando a pensare male del prossimo.


Indovinare le emozioni

Un altro gioco che qualche volta facciamo è quello di indovinare le emozioni altrui.


Si può fare sia osservando i libri, che nella vita reale.


Osserviamo le altre persone è cerchiamo di indovinare le loro emozioni:

  • quella bambina mi sembra euforica

  • quel bambino mi sembra intimorito

  • quella persona mi sembra tranquilla

Non so te, ma personalmente mi sento abbastanza “analfabeta” in fatto di emozioni.


Se ci penso me ne vengono in mente di più, ma nell’uso quotidiano faccio fatica a nominarne più di 10.


Per questo qualche tempo fa ho stampato la ruota delle emozioni e l’ho appesa sul frigo.


La trovi facilmente googlando.


Per me è utile averla sott'occhio ed osservarla ogni tanto, anche insieme al mio bimbo, quando dobbiamo cercare di capire cosa stiamo provando.


Quando tua figlia aggredisce un bimbo, concentrati sulla vittima

Concentrarci sulla vittima non ci viene naturale.


Solitamente in una situazione simile lasciamo perdere il bimbo aggredito e andiamo a sgridare nostra figlia.


Col rischio di mancarle di rispetto facendola vergognare o sentire in colpa per quello che ha fatto.


Se invece subito dopo il misfatto ti inginocchi verso la vittima e le chiedi come sta e se puoi aiutarla:

  1. farai subito stare meglio il bimbo aggredito

  2. sarai un modello di empatia

  3. eviterai di mancare di rispetto a tua figlia dicendo parole che non si merita

  4. Le darai il beneficio del dubbio, evitando di giudicarla ingiustamente. Picchiare è sbagliato in ogni caso, ma magari in quel momento aveva perlomeno un buon motivo per perdere le staffe.

Potrai parlare con la tua bimba di rispetto per i corpi e empatia più tardi, in un momento di calma.


Magari nella sua testa di bambina picchiare in quel momento era davvero l’unica cosa che riusciva a fare.


Ciò non significa che devi giustificare un comportamento del genere, ma almeno capisci il suo punto di vista e la prossima volta potrai aiutarla a non ripetere un gesto simile.


Come?


Visualizzando soluzioni alternative all’aggressione.


O evitando di lasciarla sola con altri bimbi quando è stanca o affamata.


E se sei il genitore del bimbo aggredito evita fulminate giudicanti verso il genitore della bimba che ha aggredito.


Sarebbe un giudizio e probabilmente anche ingiusto.


Magari la persona che stai giudicando con i tuoi sguardi è un genitore molto rispettoso e consapevole, che da mesi sta cercando come fare per evitare che la sua bimba in date situazioni picchi.


Spirito critico

Lo spirito critico è indispensabile per una persona che abbia a cuore la parità di diritti e opportunità di tutte le persone del mondo.


Che cos’è lo spirito critico

Lo spirito critico è quell’attitudine a credere a qualcosa solo dopo averne verificato la validità.


A non prendere per oro colato tutto quello che ci vien detto.


A pensare con la propria testa.


Sono sempre stata una persona con uno spirito critico.


Non mi piace fare o dire qualcosa se non lo capisco.


Credo che uno spirito critico dia più fastidio in una donna che in un uomo.


Perché la donna “bella e gentile” resta al suo posto, mentre una dotata di spirito critico no.

Ricordo quando lavoravo come esperta di motori a combustione interna nell'industria automobilistica.


Il mio capo di allora mi chiede di fare qualcosa per lui e io non capisco il perché.


Comincio a fargli una domanda.


La risposta non mi convince.


Gliene faccio una seconda.


Continuo a non capire.


Vado avanti fino a che il mio capo sbotta dicendo “Sei peggio di mia moglie!”


Io sono rimasta allibita.


Probabilmente proprio in quel momento il semino del volermene andare da quell’ambiente così tossico è germinato.

Lo spirito critico è qualcosa che va di pari passo con la curiosità.


Tra l’altro la curiosità viene in alcuni contesti additata come negativa.


In realtà è una qualità meravigliosa che dovremo coltivare nei nostri bambini.


4 pratiche per sviluppare uno spirito critico

4 pratiche per aiutare i tuoi bambini a mantenere viva la curiosità e la voglia di esplorare e capire il mondo.

Accogli tutte le sue domande

Aspetta, aspetta!


Non sono impazzita, non sto dicendo che devi assecondare ogni sua richiesta.


Te lo immagini?


“Papi, posso mangiare 10 lecca-lecca?”


“Ma certo caro, fai pure”


No, non questo tipo di domande.


Intendo le domande per capire come funziona il mondo, come quelle che si fa Ada la scienziata in questo bel libro.


“Dov’è il sole adesso?”


Ma anche quelle più pratiche come:


“Perché devo mettere la giacca?”


“Tutti abbiamo il sangue?”


Mio figlio ha tre anni e fa tipo 100 domande del genere al giorno.


Può essere davvero estenuante, lo capisco.


Foto di papà e figlio che contemplano una galla di quercia.
Papà spiega che cos'è una galla trovata su una foglia di quercia.

Trovo che però sia di estrema importanza dare il messaggio che farsi domande sia una cosa fantastica.


Invece che rispondere

  • “Perché sì”

  • “Perché lo dico io”

  • “Perché si fa così”

Se sei alla fine delle tue risorse mentali, prova a dire:

  • “Mmmm… bella domanda. Non lo so”

  • “Domanda davvero interessante, al momento mi sento poco paziente, ti rispondo quando starò meglio”.

Se invece stai bene e riesci a rispondere con la logica o il tuo sapere e un filo di entusiasmo sarebbe perfetto!


Infine, potresti provare ad aiutare il bambino a trovare la risposta da solo.


Spesso come genitori ci vediamo come coloro che devono rispondere alle domande dei figli.


Aiutarli a rispondersi da soli va un passo oltre e ricalca questa frase di Montessori che adoro:

Aiutami a fare da solo

Dosa molto bene i “no” che dici a tua figlia

Come genitori, credo che la tendenza generale sia quella di abusare di “no” e “non”.


Davvero.


Un concetto che mi ha aiutato molto e che ho preso dal corso Educare a lungo termine di Carlotta Cerri è quello di “No fuoco”.


Prima di dire “no” o di imporre una cosa a mio figlio mi chiedo: “È un “no” fuoco?”.


Ovvero un “no” davvero necessario per evitare un pericolo come il mettere la mano su qualcosa di bollente?


Ci sono anche i “no rispetto”, che riservo per l’incolumità altrui e delle cose.


Tipo non rompere oggetti o picchiare altre persone, ecco.


Però se vuole uscire nudo sotto la pioggia lo assecondo.


Se vuole entrare in una mega pozza ma non abbiamo le scarpe adatte, gli levo le scarpe e lo lascio fare.


Se tua figlia volesse un paio di scarpe dell’incredibile hulk.


Se tuo figlio vuole uscire di casa con le unghie pitturate di rosa.


Foto di bambino a piedi nudi in pozzanghera
Vuoi entrare nella pozza ma non hai gli stivali? Togli scarpe e calze e vai!

Dare ai bimbi la possibilità di autodeterminarsi e di scegliere cosa è meglio per sé è qualcosa di prezioso per coltivare uno spirito critico.


Ne parlo anche in questo articolo sulla libertà nel gioco dei bambini.


Un bambino abituato a pensare con la sua testa magari un giorno sarà quello che si alza a difendere il compagno bullizzato.


Una bambina abituata a pensare con la sua testa ed ascoltarsi sarà in grado di ribellarsi a chi le dirà di non dire niente di quello che è successo.

Chiedi regolarmente la sua opinione

I bambini capiscono molto più di quello che ci aspettiamo, davvero.


Spesso abbiamo la tendenza a trattare i bambini come delle persone ingenue che non sanno nulla della vita.


Con questo pensiero, anche solo a livello inconscio, spesso ci mettiamo in cattedra.


Non pensiamo a chiedere la loro opinione.


A chiedere a tuo figlio: “cosa ne pensi?”


Anche dopo una domanda delle 100 al giorno che ti fa: prova a dire “Tu cosa pensi?”.


Non sempre avrà voglia di pensarci ma magari qualche volta ti va bene e ti risparmi una risposta.



Accogli l’errore

Spesso i genitori hanno la tendenza a voler sottolineare o addirittura punire l’errore.


Anche la scuola lo fa: con il pennarello rosso si marca l’errore e l’errore toglie punti.


Dovremmo trovare un modo per smussare questa logica.


L’errore, se non mette in pericolo, è utile.


Dov’è finito il famoso “sbagliando si impara”?


Magari tu non sgridi tuo figlio che sbaglia, ma comunque con il tuo corpo comunichi qualcos’altro: ti irrigidisci, cambi tono, dici “ohhh nooo!”.


Prova ad essere il più accogliente possibile verso l’errore.

Perché se un bimbo teme l’errore smetterà di esplorare e lo spirito critico si smorzerà un po’ alla volta.


Se vuoi saperne di più

C’è un articolo che contiene molti consigli pratici per educare alla parità di genere, suddivisi in 4 aree principali:

  • linguaggio

  • quotidianità

  • giochi e media per l’infanzia

  • emozioni

è un articolo che si focalizza sulla parità di genere ma che comunque getta le basi contro altri tipi di discriminazioni.


Tra l’altro, si basa sulle riflessioni che ho fatto per prepararmi ad un episodio del podcast “Educare con calma” di Carlotta Cerri.


Riflessioni finali

Abbiamo visto che per educare persone per un mondo più paritario, dobbiamo essere ed insegnare ad essere persone dotate di:

  • rispetto

  • empatia

  • spirito critico

Non è facile, ma con la consapevolezza riusciremo un passo alla volta ad avvicinarci un po’ di più a queste qualità.


Ho cercato di darti degli esercizi pratici per coltivare queste qualità in te e nei tuoi bimbi.


Sono curiosa di vedere quale di questi ti riesce più difficile mettere in pratica.


Ah, e se hai letto fin qui e l’articolo ti è piaciuto mi aiuteresti molto anche solo cliccando sul cuoricino qui sotto.


Te ne sono grata.


Ciao e alla prossima,









[1] La schwa, “ə”, è una lettera che si pronuncia tra una “a” e una “e” e che si può usare per evitare il maschile sovraesteso e per uscire dal binarismo di genere. Seppure venga usata già anche in alcuni libri, la uso con parsimonia dove davvero ci sta o non riesco a parafrasare. Essendo ancora sconosciuta a molte persone mi sembra di mettere un ostacolo in più tra chi legge e il contenuto del mio articolo. Tra l’altro il mio cervello poco fa ha fatto quasi in automatico un giro di parole, volevo scrivere “tra il lettore e il contenuto” ma in un microsecondo ho girato la frase usando “chi legge” per evitare il maschile sovraesteso e la schwa.



[2] Nel dizionario di La Repubblica.



[3] Badiamo alle parole che utilizziamo. L’isteria è una malattia mentale, una forma di nevrosi che si manifesta con varie reazioni psicomotorie, sensoriali e vegetative, oggi meglio definita come disturbo da conversione. Ritenuta in passato esclusivamente femminile, in realtà è ugualmente diffusa nei due sessi. Fonte: dizionario Zanichelli.



[4] Seven habits of highly effective people ovvero le sette abitudini delle persone altamente efficaci, tradotto malamente in “Le 7 regole del successo”.



0 commenti

Post correlati

Mostra tutti